ELEZIONI, UNA NUOVA LEGGE TRUFFA

  - Di Alessandro Misson

Balle. Per mesi, dopo il fallimento delle “riforme” costituzionali renziane e l’ennesima correzione alle sgangherate leggi elettorali operata dalla Corte Costituzionale, la politica ci ha illusi che stavolta – grazie al Rosatellum – avremmo potuto finalmente tornare a scegliere deputati e senatori. Come espressione dei nostri territori (almeno un po’) piuttosto che tra i selezionati nei casting di partito a Roma.

Per mesi ci siamo dovuti sorbire noiose disquisizioni su preferenze, liste bloccate, listini, proporzionale, maggioritario, uninominale e plurinominale, voto disgiunto, soglie di sbarramento, coalizioni e quote rosa. Ne abbiamo sentito disquisire a cose fatte anche a Teramo, proprio grazie al “padre” del Rosatellum bis, l’onorevole Ettore Rosato, che alla Sala Polifunzionale ci ha spiegato come la nuova legge elettorale fosse una sintesi assai delicata dei desiderata e dei giochetti dei gruppi parlamentari, gli stessi che fino alla fine di dicembre hanno “abitato” Montecitorio e Palazzo Madama. La cui paura principale, oggi è evidente, era di doversene tornare a casa.

Ebbene, con quello che sta succedendo in queste ore, a poco più di un giorno dalla consegna delle liste, lo possiamo dire con riserve minime: il Rosatellum bis sembra l’ennesima porcata, partorita (al ribasso) da una politica sorda e completamente impermeabile alla pancia del Paese. Di casi esemplari ne stiamo vedendo già tanti. Una ex Ministra toscana come la Boschi, costantemente in discussione per i guai combinati al Governo, che viene “paracadutata” in un collegio blindato in Alto Adige, al sicuro dai voti che probabilmente non avrebbe mai più raccolto nella sua Arezzo dopo il caso Banca Etruria.

Il partito di un ex giudice e Presidente del Senato, sceso in campo giusto un attimo prima dello scioglimento delle Camere, che prima raduna i liberi e gli uguali della Sinistra e poi di fatto piazza i più liberi e più uguali di tutti, cioè gli ex parlamentari, in tutti i posti utili delle liste, facendo completamente fuori i territori. Alla stessa identica maniera del Pd (che conferma di aver dato natali ed imprinting alla maggioranza della compagnia LeU). Dall’altra parte c’è un centrodestra che resuscita un redivivo capo ultraottuagenario di cui appena qualche anno fa ci si voleva sbarazzare a tutti i costi, e che invece da Arcore decide ancora i teramani che devono entrare in Parlamento. Un centrodestra che per rispettare i patti di coalizione: 1) impone leghisti laddove la Lega non è riuscita a comporre neppure una lista alle comunali; 2) spazza via con un effetto domino tutte le candidature del territorio per “catapultare” vip, cortigiani e sconosciuti di successo mai visti prima; 3) mercanteggia fratelli teramani coi leghisti pur di spuntare un fratello romano in più in un collegio che conta.

Per dirla in parole povere, il “combinato disposto” della nuova legge elettorale è che ancora una volta deputati e senatori verranno scelti nelle stanze che contano, a Roma o a Milano, da quegli stessi strapotenti partiti che dal 1993 ad oggi continuano a scavare il solco tra il Palazzo e i cittadini, in una logica autoreferenziale e di poltrone che poco o nulla ha a che fare con la rappresentanza, l’autonomia, la responsabilità, la fiducia che un elettore vorrebbe pure riporre attraverso il voto su un “suo” onorevole di riferimento. Un onorevole cui eventualmente chiedere conto, nel bene e nel male, di quanto fatto in Parlamento durante un’intera Legislatura. Sempre attraverso lo strumento del voto, nel caso togliendogli la poltrona in Parlamento per “riaccomodarlo” su quella di casa, magari assieme al suo partito.

Gli unici immuni agli effetti della legge elettorale sembrano i 5 stelle: nei listini candideranno gli attivisti scelti con le contestatissime Parlamentarie; all’uninominale stanno iniziando a selezionare nomi di peso piuttosto che gli illustri sconosciuti della tornata elettorale precedente. Sarà quasi impossibile che con questa legge elettorale possano ottenere la maggioranza in Parlamento, così come ci sono grosse incognite sulla loro eventuale capacità di governo. Eppure sembrano essere proprio loro, al momento, i migliori interpreti del Rosatellum che pure non hanno votato: un po’ di territorio, un po’ di big e l’amalgama di un simbolo che tira, anche se fino ad oggi non ha sfondato. Sarà anche poco, ma comunque è di più rispetto a quei partiti logori, con pochi iscritti, sempre più distanti dalla gente, a tratti giudicati imbarazzanti dagli stessi esponenti locali che ne fanno parte, che continuano a decidere tutto a Roma. E che magari a Teramo ti chiedono di votare a scatola chiusa un paracadutato di partito che nessuno ha visto mai in giro, se non sotto campagna elettorale.

Tra poche ore conosceremo gli elenchi completi di chi potremo votare alle politiche. Se intendessimo votare i 5 stelle, nessun problema. Se invece cercassimo un “nostro” politico di centrodestra o centrosinistra, ci sarebbe per caso qualcuno a Roma in grado di spiegarci per quale motivo dovremmo recarci alle urne?

Alessandro Misson