E adesso #TUTTIATERAMO

  - Di Alessandro Misson

Teramo – Dopo la manifestazione di ieri a Montecitorio, se dovesse cambiare qualcosa in meglio nel decreto terremoto, sarà tutto merito loro. Sarà merito dei milleottocento partiti dall’Abruzzo alla volta della Capitale per manifestare il disagio di un’intera comunità per le risposte inadeguate del Governo di fronte alle emergenze terremoto, neve, blackout e frane che hanno martoriato l’Abruzzo. Sindaci, presidenti di Provincia, rappresentanti della Regione, parlamentari, associazioni di categoria, costruttori, commercianti, semplici cittadini: nonostante le difficoltà logistiche, qualche blocco di troppo e con qualche immancabile nota di colore (lo sdijuno in Autogrill, i canti, i balli e l’atmosfera scanzonata da gita domenicale), gli abruzzesi di Pescara, Chieti, L’Aquila e soprattutto di Teramo hanno portato direttamente in Parlamento i problemi e le richieste di un territorio che rischia di pagare un prezzo altissimo a causa delle emergenze. Sono stati accolti, ascoltati e magari qualcuna delle promesse romane verrà anche mantenuta. L’unico grande assente, ieri, era invece il Governatore D’Alfonso. L’unico che in caso di successi sul testo futuro del decreto terremoto non potrà mettere il cappello. Al di là degli esiti della manifestazione – lo scrivevamo ieri – dopo il #tuttiaroma ciò che conta di più adesso è il #tuttiateramo: riportare cioè lo stesso spirito di comunanza e di operosità che ha animato i manifestanti, in primis i sindaci, direttamente sul territorio di competenza. Perché non avrebbe alcun senso aver chiesto al Governo più soldi, meno burocrazia e più velocità per poi dimostrare di non essere all’altezza dell’impegno. Ognuno per la propria parte di responsabilità.