Costantini del Fai Teramo: «Scegliere un orizzonte comune»

  - Di Redazione

Associazionismo e pandemia. Il capo delegazione: «Abbiamo a cuore il territorio»

TERAMO – In questi giorni il Fai, il Fondo Ambiente Italiano, ha lanciato la decima edizione dei Luoghi del cuore, un censimento con il quale si chiede ai cittadini «di votare i luoghi italiani che amano e che vorrebbero vedere difesi, valorizzati, recuperati» (così spiega il sito della Fondazione, dal quale è possibile aderire all’iniziativa). Il Fai, che opera in tutta Italia dal 1975 ed è presieduto dall’archeologo Andrea Carandini, è presente in tutto il Paese attraverso le direzioni regionali e le delegazioni locali. A capo della delegazione Fai di Teramo c’è Pietro Costantini (docente di grafica e comunicazione nelle scuole superiori), che abbiamo intervistato per questa nuova tappa del nostro viaggio nell’associazionismo. Anche a lui abbiamo chiesto in che modo l’associazionismo possa contribuire alla ripartenza nel post pandemia.  

Costantini, secondo lei il mondo dell’associazionismo teramano dovrebbe dare vita a un confronto per mettere a punto una visione comune sulla ripartenza?«Credo che la coralità dia dei risultati sempre migliori rispetto a quelli dei solisti. Secondo me sarebbe bene ragionare per trovare un orizzonte comune, nel rispetto delle specificità di ciascuna realtà. Ma da questo punto di vista il nostro territorio è purtroppo frazionato e questo è un ostacolo grande. In realtà prima della pandemia il vescovo Lorenzo Leuzzi aveva inziato a lavorare per creare un programma comune di azioni e di eventi culturali. A quel tavolo di lavoro siamo stati invitati a partecipare anche noi del Fai. L’arrivo della pandemia ha fermato la cosa, che spero possa ripartire».  

Lo considera un buon inizio?«Un ottimo inizio. Erano coinvolte anche associazioni al di fuori della nostra provincia e c’era entusiasmo per il progetto. Quindi c’è una voglia di confrontarsi e di collaborare, bisogna riuscire a intercettarla. Certo, il Fai si muove secondo delle linee stabilite a livello nazionale, quindi nel nostro agire dobbiamo rifarci alla nostra mission».  

Lei come la sintetizza questa mission?«Come la promozione, la tutela e la conservazione dei nostri beni storico-artistici e paesaggistici».  

Il dialogo con altre associazioni è compatibile con il rispetto della mission?«Sì, certamente. In un dialogo tra associazioni o tra realtà diverse non è importante stabilire le singole modalità operative, ma individuare un orizzonte comune. Altrimenti priveremmo ogni realtà della propria specificità».  

Perché avvicinarsi al Fai?«Perché il Fai ha a cuore il territorio, ma in senso completo, inteso cioè come cultura, come paesaggio, come ambiente, come storia».  

Le Giornate di Primavera sono bloccate…«Inevitabilmente, purtroppo, a causa dell’emergenza per la pandemia. Speriamo però che sia possibile realizzare le Giornate di Autunno. Abbiamo voglia di ripartire».  

Anche di non fermarvi. Vi vedo attivi sui social…«Per via della pandemia non possiamo muoverci come prima. Per il Fai muoversi è importante. Per questo abbiamo pensato a delle iniziative sui social, come gli appuntamenti sul restauro di opere d’arte con Valentina Muzii. Il primo appuntamento si è tenuto sabato scorso, l’altro si terrà domani, sempre alle 15,30 sulla nostra pagina Facebook. Sono approfondimenti sulle tecniche di restauro che partono dai restauri finanziati a Teramo dalla Delegazione Fai. Faremo anche altri incontri in modalità webinar (incontro seminariale interattivo in videoconferenza, ndr)».

Com’è strutturato il Fai?«La Fondazione ha la sua sede a Milano. Sul territorio, la struttura si articola in delegazioni locali, che sono dei comitati. Ogni comitato ha il supporto di delegati e di volontari. Le delegazioni provinciali sono coordinate dalle direzioni regionali. Ciascuna delegazione può avere al suo interno dei gruppi, come il Gruppo Fai Giovani. Noi abbiamo tredici delegati e circa trecento iscritti».

Simone Gambacorta