Clamorosi ritardi. Il Rettore sta cercando di impedire la nascita di una facoltà di Giurisprudenza alla D’Annunzio…

Il ritardo, per definizione, è l’azione dell’agire in un tempo diverso da quello che l’azione pretende. Un ritardo può essere semplice, quando è magari figlio di una svista o di un calcolo errato; grave, quando è figlio di una volontaria perdita di tempo; colpevole, quando è figlio di una palese omissione.
Diventa clamoroso quando, oltre ad essere figlio sia di un calcolo errato, sia di una volontaria perdita di tempo, sia di una palese omissione, è anche nipote dell’ostinato rifiuto di leggere i segnali. E i giornali.
Che l’Università D’Annunzio, massimo ateneo abruzzese, avrebbe tentato di creare un suo polo giuridico, incentrato su quella Facoltà di Giurisprudenza cui aveva, non senza storcere il muso, rinunciato cedendola alla nascente autonoma Università degli Studi di Teramo, lo si sapeva.
Lo si sapeva da sempre.
Lo sapeva talmente bene il Rettore Russi, che per arginare eventuali velleità pescaresi o, ancor più, aquilane, decise di aprire una sezione staccata di Giurisprudenza ad Avezzano. Fu un errore, perché castrò Teramo del flusso studentesco marsicano, ma ebbe la valenza politica che Russi voleva che avesse.
Giurisprudenza rimase “cosa teramana”. E cominciò un periodo nel quale, paga del suo essere “unica”, l’Università aprutina cominciò ad abbassare le difese, anche per la distratta attenzione al problema posta dai rettori del dopo Russi, Mattioli prima e la Tranquilli Leali poi. Così, nessuno sembrò preoccuparsi quando Cuccurullo, con un artificio, creò una costola virtuale della D’Annunzio, aprendo al web l’Università telematica D’Annunzio, benché in molti (quorum ego), ne segnalassero la pericolosità riflessa, e solo qualche voce si è levata quando gridammo forte per la nascita dell’UniAdriatica, cugina teramana di quella Unitelma che è la versione web del più grande ateneo d’Europa, la Sapienza, e che tra piazza Dante e Corropoli offre la possibilità di una laurea in Giurisprudenza.
Il timore, lo scrivemmo allora (ma i molti che oggi gridano rimasero tutti in prudente silenzio, come sempre del resto) era che dal virtuale si potesse muovere un attacco al reale. Detto, fatto: l’Unidav si sta per fondere con la D’Annunzio che, in un attimo, si ritroverà titolare di una Facoltà di Giurisprudenza.
A questo punto, l’accorto lettore, penserà: ma che c’entrano i ritardi, clamorosi perlopiù? C’entrano, eccome.
C’entrano perché non solo l’Ateneo teramano non ha fatto nulla per frenare la nascita di una concorrente, ma l’ha addirittura agevolata. Come? Prestandogli i docenti.
Già, per quanto possa sembrare sconvolgente (ammesso che sia ancora possibile sconvolgersi con le cose dell’UniTe), ma è proprio così, all’Unidav insegnano tre docenti delle facoltà di giurisprudenza dell’UniTe: Luca Loschiavo, Giovanna Mancini e Pier Michele Quarta.
Che ci fanno nell’Università telematica della D’Annunzio?
Semplice: ce li ha mandati il Rettore dell’Università di Teramo.
Perché un docente dell’UniTe possa andare ad insegnare altrove, infatti, serve una domanda al Consiglio di Facoltà, che deve esprimere un parere e poi rimetterlo al Rettore, che poi firma il nulla osta. Dunque, a meno che non l’abbiano fatto di nascosto (ed è improbabile, visto che sul sito dell’Unidav si firmano con la mail dell’UniTe), quei tre, alla Leonardo Da Vinci, a far crescere la facoltà telematica che rischia di danneggiare la nostra, ce li abbiamo mandati noi da Teramo.
Che strateghi siamo, vero?
Così, adesso, il fatto che la Tranquilli Leali abbia votato contro la fusione D’Annunzio-Da Vinci nella Conferenza dei Rettori abruzzesi, ha un valore molto, ma molto relativo. Quello di una mossa in ritardo.
Clamoroso.
Imbarazzante.
A proposito, hanno votato a favore Chieti e L’Aquila e si è astenuto il presidente della Regione, Gianni Chiodi, perché, probabilmente sa benissimo che il destino dell’Ateneo teramano è segnato. Destinato a divenire sede staccata di un ateneo più grande.
L’abbiamo scritto più di un anno fa, ma abbiamo fatto un errore.
Non sarà accorpato
Sarà risucchiato.

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Una risposta a “Clamorosi ritardi. Il Rettore sta cercando di impedire la nascita di una facoltà di Giurisprudenza alla D’Annunzio…”

  1. Valeria

    Se c’è una cosa che proprio non è più sopportabile, non è assistere passivamente, ma continuare ad arroccarsi su campanili. Basta con Teramo, Chieti, L’Aquila, Pescara! L’unico timore che c’è e che tutti hanno, è la diminuzione delle cariche, delle poltrone nei vari CdA. Nessuno pensa a coltivare nell’intero territorio, non molteplici ingegneria, economia, medicina, lettere, filosofia, giurisprudenza e chi più ne ha, bensì la qualità della preparazione universitaria. Non si tratta più di essere risucchiati da l’Aquila o da Pescara/Chieti o da Teramo. E’ il momento di “esplodere”! Rendendo gli studenti della Università D’ABRUZZO competitivi con le grandi realtà universitarie italiane e con quelle estere che realmente hanno la capacità non di risucchiarci ma di azzerarci. E soprattutto non mandate più i vostri figli a studiare a Roma, Bologna, Milano…sennò son solo parole.

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