Caso defibrillatori non funzionanti: Speca a Varrassi

Leggo con un po’ di stupore la “risposta” del Prof. Varrassi all’articolo su La Città del 19.4 che mi riguardava, anche se, da quello che lui dice, evidentemente ci sono stati molti “misunderstanding; e prima di tutto permettetemi di puntualizzare che la mia non vuole essere l’inizio di una polemica distruttiva perché da troppi anni ho messo la mia vita al servizio del salvataggio di vite umane e quindi ben vengano solo quelle “critiche” che possano migliorare questo mio proposito.
La prima puntualizzazione riguarda il fatto che l’articolo che è stato pubblicato non riporta frasi scritte o dette direttamente da me ed il Prof. dovrebbe avere l’esperienza sufficiente per capire che le frasi riportate dal giornalista (anche quando riferite fedelmente come in questo caso) sono comunque “riportate” e come tali, come vedremo, basta una virgola o un aggettivo differente per modificarne il significato. Il secondo chiarimento riguarda necessariamente la situazione del defibrillatore del Centro trasfusionale: io ho detto chiaramente che quello è l’unico che sicuramente è collocato in una postazione “adeguata”, in un “totem” ossia in un contenitore che lo custodisce in maniera visibile ed accessibile perché questo, per esperienza non mia ma universale, è l’unico sistema per mezzo del quale un defibrillatore possa continuare nel tempo ad essere efficiente e faccia “cultura” ovvero ricordi quotidianamente che la morte improvvisa si può combattere solo se poi al momento opportuno nell’operatore scatti all’istante la scintilla che lo spinge ad usare l’apparecchio e non perda quelli che solo gli istanti essenziali per salvare una vita;  quello che “forse” non è avvenuto a Pescara ed il dispiacere per la vita persa per me viene prima del doversi “nascondere” per paura di dire una scomoda verità perché solo così potremo salvare altre vite in futuro. Tutto quello che ho appena espresso, ossia la necessità che il defibrillatore sia “visibile” e faccia in questo modo cultura, è quello che ho detto anche alla giornalista de La Città e la sua frase che il defibrillatore fa “bella mostra di sé” al Centro Trasfusionale voleva riferirsi proprio a questa essenziale funzione ed anche se la Giornalista ha esemplificato l’espressione la natura della stessa era solo questa. Il fatto che il Prof. Varrassi a questa frase abbia aggiunto (nell’originale non c’è!) fa “solo” bella mostra di sé modificandone integralmente il significato, fa capire quello che lui ha recepito dalla frase, ma non era quello che io intendevo. D’altra parte ho anche detto questo particolare: ossia che quell’apparecchio è stato posto lì grazie alla sensibilità ed alla buona volontà del Responsabile del Reparto, la Dott. Gabriella Lucidi Pressanti, e non solo la ringrazio ancora perché a suo tempo seguì un mio consiglio, ma tutti sanno che io ho curato in prima persona la formazione e la effettuazione dei corsi per il Personale del suo reparto e quindi non avrei mai parlato male di una cosa che ho voluto fortemente in prima persona. Certo la stessa cosa non può essere detta per l’altra quindicina di defibrillatori che non sono assolutamente “visibili” nel reparti del Mazzini e che se continueranno a restare chiusi negli armadi non saranno mai utilizzati. E qui si che sollevo una polemica mi auguro costruttiva sempre e solo nella speranza di poter salvare delle vite; e questo era l’unico riferimento diretto alla sanità teramana ed alla sua dirigenza. Perché vede, egregio Prof. Varrassi, quello che io volevo puntualizzare, purtroppo dopo la triste storia di Morosini sulla quale mi nausea solo il pensiero che Lei possa aver pensato che io volessi costruire una strumentalizzazione, è che l’enorme lavoro fatto dal Progetto Vita di Teramo e dai centinaia di suoi Volontari di tutte le Associazioni, possa considerarsi oggi in fortissima debacle perché la maggior parte dei 100 defibrillatori distribuiti sul territorio della Provincia non hanno più le batterie cariche, non sono controllati e non vengono più fatti i corsi di addestramento per il personale. Le ricordo, prima che possa pensare che mi sto ancora riferendo alla dirigenza della ASL, che in realtà mi riferisco in generale alla gestione della sanità teramana, perché quei defibrillatori sono stati acquistati dalla Regione, dalla Provincia, dai Comuni e non dalla ASL.
Ma sempre a proposito di come, dove, e con che modalità si devono posizionare i Defibrillatori, e su tutte le altre problematiche della Defibrillazione Precoce, vorrei ricordare al Prof. Varrassi che io sono stato chiamato a far parte di una ristrettissima equipe di esperti della Associazione Italiana di Aritmologia e Cardiostimolazione e quindi sono, se lo riterrà opportuno, disponibile a collaborare come esperto del settore, perché, lo voglio ricordare ancora una volta, l’unico mio scopo non è quello di avere compensi o poltrone, e la mia storia professionale in 40 anni di dedizione totale alla sanità teramana lo dimostrano, ma quella di continuare a poter dare una mano a salvare quante più vite sia possibile, anche e soprattutto perché non debbano verificarsi ancora perdite così strazianti come quella di Morosini.
P.S. sono sempre disponibile anche ad incontro pubblico con la Dirigenza della ASL, sia per questa che per altre problematiche, visto che tante altre cose sono state fortemente penalizzate nella emergenza sanitaria territoriale.

Dott. Giancarlo Speca

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