Botte e sputi a suocera e cognato: a processo

  - Di Veronica Marcattili

TERAMO – Una convivenza dolorosa e segnata dalla violenza. Botte, umiliazioni, insulti e sottrazione di denaro. Quattro anni terribili finiti in un’aula di Tribunale dopo le denunce delle vittime che si sono rivolte agli assistenti sociali chiedendo aiuto e dando così il via all’intervento della magistratura.

Sul banco degli imputati, con l’accusa di maltrattamenti in famiglia, siedono in due: un muratore di 45 anni e la compagna di 55 anni. La coppia ha vissuto a lungo a casa della madre e del fratello invalido della donna (in un paese alle porte di Teramo) e qui, fra le mura domestiche, fra il 2011 e il 2015 si sarebbe consumata una lunga serie di violenze e soprusi.

Stando al racconto delle vittime, mamma e figlio di 82 e 59 anni, ieri ascoltati in Tribunale dal giudice Franco Tetto, il muratore sarebbe inizialmente entrato in casa loro in punta di piedi. Modi gentili ed affabili, durati però ben poco. Dopo alcuni mesi di convivenza, l’uomo avrebbe iniziato a pretendere dalla suocera sempre più cure per la casa e per i servizi domestici. Di lì a breve, insieme alla compagna, avrebbe iniziato a mettersi in tasca le pensioni dell’anziana e del figlio riservando ad entrambi violenze fisiche e psicologiche con cadenza quotidiana. La figlia della pensionata – stando a quanto riferito dalla stessa vittima – sarebbe stata succube del compagno muratore e per questo avrebbe assecondato ogni sua volontà. Compresi, appunto, i comportamenti aggressivi verso i familiari.

L’82enne nel 2015, durante un incontro in una struttura sanitaria con degli assistenti sociali, ha raccontato i soprusi che era costretta a vivere insieme al figlio dentro casa e della volontà di non voler più vedere la figlia e il suo compagno. Da quel racconto è scattata la segnalazione alla magistratura che ha ricostruito il dramma familiare.

Più volte l’imputato avrebbe picchiato il cognato con calci e pugni, una volta gli avrebbe versato addosso una bottiglia d’acqua gelida, in un’altra occasione l’avrebbe colpito con un torchio di ferro. A prendere le botte dal muratore sarebbe stata anche l’82enne, ingiuriata ed umiliata con sputi in faccia ed epiteti osceni. Per la Procura, che ha svolto le indagini tramite il pm Enrica Medori, quello vissuto in casa da madre e figlio per quattro anni sarebbe stato un clima di vero terrore. Gli imputati, si legge nel capo di imputazione, avrebbero esercitato verso le vittime un forte autoritarismo e volontà di sopraffazione “da rendere la convivenza particolarmente dolorosa”. Le parti offese, che non si sono costituite in giudizio, ieri hanno confermato le accuse mosse in denuncia verso i due imputati ed il processo è stato rinviato a marzo per la sentenza.