«Basta con le tasse mascherate nella Pubblica Amministrazione come ha fatto il Comune di Teramo»

Confida, l’associazione italiana della distribuzione automatica, torna a parlare della questione dei ristorni concessi alle pubbliche amministrazioni, ovvero i canoni che in occasione delle gare d’appalto “gli enti pubblici appaltanti (scuole, ospedali, università) impongono come conditio sine qua non per aggiudicarsi l’installazione dei distributori automatici e la loro successiva gestione”. Una voce, dice Confida, che pesa per oltre 40 milioni di euro sul fatturato complessivo del settore. “E’ ora di dire basta a quello che ormai è diventato un vero e proprio salasso per le nostre imprese. Stimiamo che oltre 40 milioni di euro fatturati dal settore siano destinati ai pagamenti di canoni di concessione, la cui sola finalità è rimasta, in tutta evidenza, quella di spremere chi fornisce il servizio, il tutto a discapito dei consumatori e costituendo un rischio per la qualità dei prodotti” dice il presidente di Confida, Lucio Pinetti, l’associazione che rappresenta circa l’80% delle aziende dell’intero comparto. Tra gli ultimi casi citati, “quello dell’Università degli Studi di Milano Bicocca: oltre al ristorno pari a 60.000 euro pagato dalla società di gestione, tutti i prodotti sono venduti a 0,20 euro, con i pasti caldi a 0,10 centesimi. Si tratta di prezzi chiaramente in perdita pur di vincere l’appalto” afferma Confida in una nota. E ancora: “l’Asl di Lecce ha preteso a maggio di quest’anno un ristorno triennale pari a oltre 2 milioni di euro; in base a una gara d’appalto aggiudicata dal Politecnico di Bari, il ristorno richiesto per tre anni è pari a 1,5 milioni di euro. Anche i comuni più piccoli non sono estranei a questa pratica: il Comune di Teramo ha recentemente preteso 22.000 euro di ristorno per consentire l’installazione di 22 distributori automatici”. “Pur di mantenere aperte le imprese e garantire il posto di lavoro al personale, alcune aziende accettano appalti palesemente in perdita, ma questo, oltre a generare dei pericolosi precedenti, contribuisce a deteriorare ulteriormente lo stato di salute complessivo del settore, già pesantemente compromesso dalla attuale crisi e dal forte aumento dei costi che gravano sulle imprese” conclude Pinetti.

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