Ansia e depressione: «Il Covid come il sisma»

  - Di Redazione

Emergenza e lockdown, la Fase2 porta all’esplosione dei problemi psichiatrici. Aumentano le richieste di aiuto

TERAMO – L’emergenza sanitaria, i timori legati alla propria salute e a quella dei propri cari, l’isolamento, il lockdown, i decessi, il bombardamento quotidiano di notizie e numeri sui contagi. Poi la riapertura, graduale, delle attività ed il lento ritorno ad una “normalità” che per molto tempo non sarà più quella di prima. Una situazione complessa quella che abbiamo vissuto, e continuiamo a vivere a causa del Coronavirus. Un’esperienza difficile che incide, in modi e tempi diversi, sulla psiche di tutti. 
BOOM DI PROBLEMI PSICHIATRICI. La Fase2 è vista con preoccupazione dal mondo della psichiatria: gli esperti temono un significativo aumento di disturbi mentali in questo periodo. Secondo la Società italiana di psichiatria ” 300 mila persone in più faranno richiesta di cura ai servizi di salute mentale . Un aumento di un terzo di pazienti” denunciano gli psichiatri della Sip. Secondo gli esperti “nella fase del dopo-lockdown ci saranno sempre più pazienti con disturbi mentali e sempre meno psichiatri e operatori sanitari in grado di curarli”. Una previsione fatta prima della riapertura delle attività e che sta già avendo riscontri concreti anche sul nostro territorio. Sono molte le persone che per la prima volta si stanno infatti rivolgendo al Centro di Salute Mentale di Teramo. Nuovi utenti che «ci stanno contattando da remoto per una consulenza, per una richiesta di aiuto. E crediamo che i contatti di questo genere aumenteranno», ci spiega il dottor Nicola Serroni, direttore del Dipartimento di Salute Mentale e dell’UOC di Psichiatria di Teramo.  

LA PAURA DI RIPARTIRE. «Sono diversi i disturbi che emergeranno in questa fase, proprio come è accaduto con il terremoto: a distanza di un paio di mesi dal trauma, arriva l’esplosione delle problematiche psichiche» ci dice il dottor Serroni. Ansia, depressione, disturbi ossessivi, disturbi post traumatici da stress: questi alcuni dei problemi che maggiormente si riscontreranno sia in persone già interessate da difficoltà psichiche che non. Problemi strettamente legati alla socialità, invece, quelli che potrebbero riguardare da vicino i bambini e gli adolescenti. «Per chi è già affetto da patologie psichiatriche, potrebbe ora esserci un riacutizzarsi del problema. Per altre persone potrebbero sorgere difficoltà mai avute prima: ci aspettiamo un aumento di contatti anche perché adesso subentra la paura di uscire, di tornare alla vita esterna, alla socialità – aggiunge il dottor Serroni – Si teme più il fuori che il dentro e questo può creare dei blocchi che compromettono la ripresa della quotidianità». Un tema, quello della paura della ripartenza, che sarà oggetto di un convegno online organizzato per la giornata di domani dalla Diocesi di Teramo-Atri. L’evento è stato fortemente voluto dal Vescovo Monsignor Lorenzo Leuzzi.

IL CONVEGNO. La videoconferenza “Vincere la paura della ripartenza” è stata organizzata dalla Diocesi in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Regionale, la Asl di Teramo e la Piccola Opera Charitas. L’incontro, con inizio alle ore 16,  sarà trasmesso in diretta streaming sul portale www.diocesiteramoatri.it e sul canale YouTube diocesano.«Per ripartire è necessario condividere prospettive nuove e scoprire i talenti che ciascuno di noi possiede – dichiara il vescovo  Leuzzi -. Non sempre ciò è possibile se non siamo inseriti in una comunità che ci accoglie. La Chiesa intende sollecitare tutte le realtà educative, culturali e sociali del territorio a sostenere la nuova ripartenza, con particolare attenzione alle nuove generazioni, in modo da evitare che il distanziamento non si trasformi in isolamento».All’incontro, dopo i saluti della dottoressa Antonella Tozza (Direttore USR), del dottor Maurizio Di Giosia (Direttore Generale ff. Asl Teramo) e di Don Massimo Balloni (Direttore Ufficio diocesano per la Pastorale giovanile) interverranno il professor Alberto Siracusano (Ordinario di Clinica Psichiatrica, Università di Roma Tor Vergata), il professor Stefano Vicari (Direttore del Centro di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, Ospedale Bambino Gesù, Roma), e il professor Raniero Regni (Ordinario di Pedagogia sociale alla LUMSA). Il dibattito sarà moderato dal dottor Nicola Serroni e le conclusioni saranno affidate alla dottoressa Maria Cristina De Nicola (USR Abruzzo), al dottor Domenico Rega (Presidente della Piccola Opera Charitas) e a Monsignor Leuzzi.

I SEGNALI. La paura di ripartire e il peso psicologico di quanto vissuto fino ad oggi possono non palesarsi apertamente. Ma chi sta affrontando una depressione legata a questa emergenza può lanciare dei segnali che amici e famigliari possono cogliere per poter tendere una mano: «La voglia di non parlare o di non uscire; ma anche il non voler fare cose che prima si facevano con piacere, penso ad un hobby o ad un’attività sportiva, possono essere segnali indicativi di una depressione – spiega il dottor Serroni -. Anche il corpo può dare indicazioni: emicranie, gastriti, possono segnalare quella che una volta si chiamava depressione camuffata».

PSICHIATRIA SENZA SOSTA. Il Covid19 e il lockdown non hanno fermato in queste settimane il lavoro della Psichiatria teramana. Medici, infermieri, volontari e operatori hanno garantito assistenza e cura a pazienti ed utenti. Il Centro di Salute Mentale è stato presente con iniziative da remoto: da Skype a WhatsApp, nessuno è stato lasciato solo. Il dottor Serroni ha coordinato il suo staff per far sì che in questa emergenza i più fragili sentissero la costante presenza di chi li segue con costanza. Ed il sistema ha funzionato: «I nostri utenti sono stati bravissimi in questo periodo così difficile. Ma è stato eccellente anche tutto il personale del Centro di Salute Mentale e della Psichiatria che ha lavorato senza sosta: non ci siamo mai fermati, nonostante le note difficoltà. Prima fra tutta la carenza di organico. Abbiamo tenuto in piedi tutto: dalle attività da remoto agli ambulatori fino alle visite domiciliari – spiega il dottor Serroni – Abbiamo attivato numeri verdi e servizi ad hoc per l’assistenza psicologica a bambini, famiglie alle prese con lutti per Covid19 o con contagi, operatori sanitari». Un lavoro che di certo ha in parte risentito dello spostamento della Psichiatria dal Mazzini, ma che ha trovato personale sanitario capace di farvi fronte. Sulla riapertura del reparto i vertici Asl hanno già fatto ampie rassicurazione: il progetto c’è, la volontà anche. I tempi dei lavori dovrebbero essere relativamente brevi: entro un paio di mesi il reparto sarà allestito nell’ex centro Trasfusionale del secondo Lotto del Mazzini.

Veronica Marcattili