Acceso l’Albero di Natale dei Teramani donato dal Gruppo Falone

  - Di Alessandro Misson

TERAMO – Il Natale di tutti i teramani è il Natale anche di Amarildo, piccolo ipovedente che ha chiesto al sindaco di poter accendere lui, simbolicamente, le luci delle festività in città. «Io sono ipovedente – ha detto nella folla che ha voluto seguire l’accensione in piazza Martiri nel giorno dell’Immacolata – ma questo a me non dà fastidio perché io vedo attraverso queste luci che avete messo anche per noi. Possono essere insignificanti per alcuni, ma per tanti altri queste luci accendono la pace».

IL MINUTO DI SILENZIO. È partito così il Natale dei teramani, nel giorno del lutto per la tragedia di Corinaldo, che l’intera comunità ha voluto rispettare con un minuto di silenzio. Il sindaco di Teramo Gianguido D’Alberto ha voluto sottolineare la voglia di rinascita e di rilancio simboleggiata dalla luce, il bianco che riempie l’albero, il campanile, le sfere e le campate lungo il corso San Giorgio: «Queste luci devono farci sentire una comunità, perché il rilancio di una città passa attraverso le persone che stanno assieme anche per superare le difficoltà».

LE ISTITUZIONI. Il primo cittadino, assieme al consigliere provinciale Giustino D’Innocenzo in rappresentanza del presidente Diego Di Bonaventura, il presidente della Fondazione Tercas, Enrica Salvatore, quello della Camera di commercio, Gloriano Lanciotti, assieme al dirigente Salvatore Florimbi, Daniela Ciarrocchi e Manuel Aceto del Consorzio Shopping in Teramo Centro, animatori dell’iniziativa Ri-Nascita Natale Teramano che hanno ideato i contenitori delle festività cittadine, l’assessore agli eventi, Antonio Filipponi, gli assessori Maria Cristina Marroni e Simone Mistichelli, il consigliere Andrea Core.

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L’ABETE. Una storia bella cucita attorno al Natale in città. Una storia che racconta di come si possano attivare sinergie intelligenti che partono dal territorio, coinvolgono istituzioni e imprenditoria, con l’obiettivo di restituire del buono al territorio. È la storia dell’Albero di Natale che, da ieri, è stato posizionato ed è in fase di allestimento in piazza Martiri della Libertà. Un gran bell’albero che, con i suoi 16 metri di altezza e 50 quintali di peso, svetta imponente accanto al Duomo nella piazza che è il salotto buono della città. Un albero vero, lontano anni luce dagli “Spelacchi” e “Spezzacchi” che abitano polemicamente le cronache romane da due anni con grande sfortuna per la Capitale. L’abete bianco teramano è stato pensato per riscaldare il Natale in una piazza del capoluogo che ambisce ad essere nel pacchetto delle feste, un po’ la casa dei teramani.

IL DONO. Sì, ma questo albero così grande e così folto di rami da dove arriva e come è giunto fin qua? Tutto è nato da una sinergia (e quando si ha la capacità di mettere in rete più energie e fare squadra i risultati poi si vedono) tra l’imprenditore Raffaele Falone che guida il Gruppo Falone, (l’impresa Falone Costruzioni, il franchising immobiliare Ego Casa e la società editrice de “La Città”), e alcune istituzioni del territorio: il Comune di Teramo, il Comune di Rocca Santa Maria e l’Amministrazione Separata di Rocca Santa Maria. Tutti insieme appassionatamente per regalare a Teramo un albero che fosse all’altezza della piazza cittadina e delle aspettative dei teramani. Dunque un albero che arriva dal Ceppo ma che avrebbe dovuto comunque essere abbattuto, come puntualizza l’assessore Antonio Filipponi che di avere tagli di alberi sulla coscienza non avrebbe voluto saperne. «Questo albero è stato tagliato in seguito ad un intervento selvicolturale di diradamento selettivo di una fustaia artificiale di Abete Bianco» – recita il cartello che è stato affisso nei pressi dell’albero per spiegarne l’origine e i motivi del taglio: manutenzione programmata dei boschi.

SINERGIA. È stato l’imprenditore Falone a farne la richiesta dopo aver sondato l’interessamento del Comune di Teramo, di Rocca Santa Maria e l’Amministrazione Separata: richiesta accolta con disponibilità. Così l’abete ieri mattina, ancor prima dell’alba, è arrivato in città con un trasporto eccezionale, adagiato su un rimorchio trainato con tutte le accortezze del caso affinché l’abete non risultasse danneggiato. Il trasferimento curato dall’impresa Falone e dalla ditta IBA Crane di Denise Di Stefano è stato accompagnato da due gru sollevatrici, che hanno issato il fusto dell’abete per prepararlo e sagomarlo affinché fosse assicurato alla base in acciaio realizzata appositamente dalla ditta Ema-Fer di Eliano Malatesta.

RAFFAELE FALONE. «Siamo un’impresa del territorio e proprio facendo rete con le istituzioni, che hanno dialogato con intelligenza tra loro, abbiamo voluto restituire qualcosa al nostro territorio come azione responsabile di sviluppo. Abbiamo sponsorizzato l’intervento perché crediamo che Teramo meriti attenzioni, un contributo che parta dal territorio per il territorio», spiega Raffaele Falone che fa sapere anche come sia stato studiato, curato e messo a punto anche l’addobbo. Sono così i numeri a raccontare come splende l’abete in piazza Martiri: 15 mila le luci bianche (stessa tonalità scelta per le gigantesche sfere della piazza, ndr.) ne illuminano i rami e ne disegneranno la sagoma, 300 le sfere di colore rosso da 25 cm di diametro ciascuna che lo vestono nell’allestimento, con la collaborazione del maestro del natale Silvano Mastrilli e la sua azienda d’illuminotecnica. Un colpo d’occhio bianco e rosso che è un omaggio, niente affatto casuale ma pieno di affetto identitario ai colori della città. Un colpo d’occhio studiato dal “Comitato Ri-Nascita”, sotto la supervisione degli architetti Marco e Mara Lucchese.

IL PRECEDENTE. Non è la prima volta che il Gruppo Falone si impegna nell’operazione Albero di Natale (segui il link): lo aveva già fatto nel 2013 con un addobbo scenografico che era molto piaciuto ai teramani, conquistandosi il titolo di Albero di Natale più bello d’Abruzzo. Così tanto piaciuto che qualche addobbo era stato perfino “furtato”: per la serie, e nello spirito di San Filippo Neri, stavolta, state buoni se potete. E che Natale sia.