A rischio il trasloco per gli sfollati teramani

  - Di Redazione

Il 30 giugno dovranno lasciare gli alberghi.Corona attacca sulla promessa dei 4.000 euro non mantenuta dalsindaco

TERAMO – «Che fine ha fatto l’impegno formalmente assunto, e formalmente comunicato in Consiglio comunale, dal singolo Gianguido D’Alberto nei confronti degli sfollati dell’Ater assegnatari dei nuovi alloggi acquistati dalla Regione che avevano denunciato l’impossibilità di provvedere con le loro forze al pagamento del trasloco, degli allacci per le utenze e di arredi con dimensioni congrue ai nuovi spazi abitativi?» A porre la domanda al Palazzo è il capogruppo consiliare di Oltre, Luca Corona, chiedendo aggiornamenti sul tema. Puntualizzazione d’obbligo è, però, come il problema non riguardi tutti gli sfollati Ater a cui sono state con segnate le chiavi dei nuovi alloggi. «Fosse però anche una sola famiglia – osserva Corona – che può entrare in un nuovo alloggio ma non può permettersi di accendere la luce, lavarsi o cucinare, questo rappresenta comunque un problema a cui trovare una soluzione. E visto che se ne era fatto carico il primo cittadino, adesso è il caso di capire a che punto siamo».

La vicenda
«Come è noto – riassume Corona – agli sfollati a cui sono state assegnate le nuove abitazioni a suo tempo acquistate dalla Regione, un accordo con la Protezione Civile contemplava la disponibilità ad rimborso di 4mila euro, con rendiconto delle spese, per l’allaccio delle utenze, quindi luce, gas e acqua, come pure di mobili che potessero essere funzionali ai nuovi spazi più contenuti rispetto alle precedenti abitazioni rese inagibili dal sisma». Questo significa che la Protezione Civile è pronta al rimborso delle spese affrontate a patto che vengano opportunamente rendicontate e non in maniera forfettaria. «Ci sono però nuclei familiari che, oltretutto in questi giorni delicati del post Covid, questi soldi da improntare non ce l’hanno e quindi restano fermi al palo. Va precisato che la questione delle utenze non coinvolge né l’Ater né la Regione che ha provveduto all’acquisto degli alloggi. Il sindaco D’Alberto, quando alcuni assegnatari avevano sollevato il problema – li aveva rassicurati dicendo che il Comune avrebbe provveduto ad anticipare gli importi: adesso, però, è passato più di un mese e non si è visto niente».

Le perplessità
«Queste anticipazioni sono quindi state solo garantite ma non erogate. Oltre a chiedere gli aggiornamenti del caso -incalza ancora Corona – il sindaco ci può spiegare come il Comune possa farsene carico? Si tratta di un Ente pubblico e, nel caso di eventuale acquisto di mobili, non risulta sia stata aperta una gara per la fornitura con i mobilifici. Tecnicamente è fattibile l’anticipazione? E come? Con quali modalità? Tra quanto tempo verrà erogata questa anticipazione, là dove necessaria?» Si attendono risposte.
“Occorre un acconto”
Non si fa attendere la risposta e la veicola una nota da Palazzo siglata, appunto, dal primo cittadino. Una nota con la quale il sindaco D’Alberto rilancia chiamando in causa Regione e Protezione civile perchè siano loro a fare chiarezza sul futuro prossimo delle famiglie sfollate. E proprio sul tema dell’assegnazione dei 4 mila euro, ricorda come, è vero, Regione e Protezione civile abbiano “manifestato disponibilità a concedere i fondi” ma anche come “sia necessario comprendere che questo non possa avvenire a rendicontazione”, proprio in ragione delle difficoltà economiche in cu versano molte famiglie Quindi quale è la soluzione?. D’Alberto sollecita rapidità nell’ erogazione, ribadisce la disponibilità del Comune ad anticipare tutto o in quota parte queste somme ma chiede quanto meno, agli Enti in interlocuzione, un parziale acconto. Insomma perché il Comune anticipi alle famiglie, occorre che si anticipi prima al Comune.


Sfollati e chiarimenti
Ma non è questo il solo argomento, inerente gli sfollati dal sisma, affrontato nel documento. Perché il primo cittadino sollecita anche Regione e Protezione civile “perché definiscano con esattezza i termini di uscita degli assistiti Sisma 2016 nelle strutture alberghiere”. Ed il riferimento va ad una recente comunicazione emanata sulla base di una indicazione unitaria nazionale, che prospetta la data del 30 giugno come termine entro cui tutti gli assistiti dovranno lasciare le strutture alberghiere. Un termine che D’Alberto legge come “troppo prossimo perché possa lasciare margini di azione congrui”. Da qui, “visto che molti ospiti delle strutture alberghiere vivono una situazione di particolare fragilità economica e quindi con ogni probabilità sono impossibilitati ad anticipare le somme per una soluzione alloggiativa” ad essere sollecitata a Regione e Protezione è l’erogazione anticipata del Cas. Una richiesta motivata dalla consapevolezza “che le persone ospitate negli alberghi e quindi con una forma alternativa al Cas, non hanno mai percepito somme che, nel caso, avrebbero potuto accantonare per sostenere i costi di una nuova sistemazione”. D’Alberto ricorda anche come dai sindaci del cratere abruzzese sia stato chiesto, al Dipartimento di Protezione Civile Abruzzo, di valutare la possibilità di anticipare due mensilità di Cas, utili a far fronte al deposito cauzionale e alla prima mensilità, necessari per la stipula di contratto di affitto. Altra questione sollevata riguarda poi “la consegna degli immobili acquistati dall’Ater e già assegnati dal Comune, ma di cui ancora non si sa nulla. Non è più rinviabile – attacca D’Alberto – che l’Ater comunichi se, e quando, questi immobili saranno a disposizione delle famiglie”.

Patrizia Lombardi